Stangata sulle auto a benzina e diesel, grandi case in rivolta

Stangata sulle auto a benzina e diesel, grandi case in rivolta

La norma, proposta dal Movimento Cinque Stelle e approvata dalla Commissione Bilancio di Montecitorio prevede una stangata sulle auto a benzina e diesel, ovvero le più vendute in Italia. Dal prossimo primo gennaio entrerà in vigore una nuova imposta proporzionale alle emissioni di anidride carbonica. Alla tassa saranno soggetti tutti coloro che tra il primo gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021 acquisteranno un’auto con emissioni di anidride carbonica (CO2) a partire da 110 g/km.

Dopo la levata di scudi il governo frena sulla tassa auto 

L’imposta sarà progressiva all’aumentare delle emissioni: partirà da 150 euro per 110g/Km per arrivare a 3 mila euro oltre i 250g/Km. Chi acquista un’auto sotto queste soglie (in pratica quelle a metano, elettriche o ibride) avrà un incentivo tra 1.500 e 6.000 euro. Non appena letto l’emendamento il settore è andato in subbuglio. Sindacati e imprese hanno immediatamente fatto sentire la loro voce.

Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha parlato di «uno schiaffo al settore». Il segretario nazionale Ferdinando Uliano gli ha fatto eco. «A rischio», ha detto «è tutta la filiera dell’automotive italiana con le sue 5.704 imprese e gli oltre 258.000 occupati, perché gli investimenti già programmati verranno messi in discussione, e le ripercussioni saranno pesantissime per l’occupazione».

Per il numero uno della Uilm, Rocco Palombella, «colpire il comparto dell’auto significa mettere a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro». È una «misura estemporanea» anche per Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive. Dall’altro lato della barricata, il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz, ha parlato di una «misura offensiva e volgare».

L’Anfia, l’associazione della filiera automobilistica, che solo pochi giorni fa aveva ricevuto dal premier Conte rassicurazioni sul settore, ha bollato la tassa come «sbagliata» e che «penalizza le classi sociali con minore capacità di spesa». Il timore è che il settore si fermi. E sarebbe un problema. L’auto è il motore che al momento sta spingendo il Pil. Gli effetti potrebbero farsi sentire presto se la norma dovesse essere confermata al Senato, con il rischio di colpire stabilimenti importanti come quello di Pomigliano D’Arco, collegio, tra le altre cose, del vice premier Luigi Di Maio.

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