Pensioni, le novità sulla proroga per Opzione Donna

Pensione anticipata, domande entro il 1 marzo 2022. Scopriamo per quali categorie

Per Opzione Donna si profila una proroga secca ma per soli sei o otto mesi, in attesa della definizione della riforma complessiva della previdenza. Questo aspetto si sviluppa verso una nuova ipotesi, malgrado la recente riduzione del bacino di utenza, con tanto di “variabile figli”, prevista dal governo nel testo della manovra approdato alla Camera. Una stretta che ha scatenato le proteste di quasi tutte le opposizioni e dei Sindacati e sulla quale non mancano le perplessità all’interno della stessa maggioranza.

Ma il discorso, come dice il sito del Sole 24 Ore, non è chiusa. Infatti i tecnici della Camera, nel tradizionale dossier per illustrare le singole misure contenute nel provvedimento, invitano il governo a valutare «l’opportunità di chiarire» se l’eventuale ricorso al bonus Maroni del 10% in caso di permanenza al lavoro una volta raggiunti i requisiti di Quota 103, dovrà scattare «al momento di maturazione dei requisiti per il pensionamento».

Eventuali modifiche!

Lunedì 5 è stato fatto fatto un primo punto tra maggioranza e governo sulla possibilità di modificare Opzione Donna. L’attuale versione del testo prolunga di un anno per le lavoratrici questo canale di uscita anticipata, con il ricalcolo contributivo dell’assegno, ma lo limita alle “caregiver”, alle invalide civili e alle «licenziate» e fissa la soglia anagrafica, nel mix con i 35 anni di versamenti, a 60 anni prevedendo uno sconto di un anno per quelle con un figlio (59 anni) e di due con almeno due figli (58 anni).

Un bacino molto ristretto, che riduce la platea potenziale a non più di 2.900 lavoratrici per un costo di 20,8 milioni contro i 110 milioni della proroga “secca” decisa lo scorso anno dall’esecutivo Draghi lasciando invariato lo schema di pensionamento: 58 anni d’età (59 per le ”autonome”) e 35 di contributi.

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