Vitalizi: la decisa posizione del Movimento Opzione Donna contro la decisione del Senato

Vitalizi: la decisa posizione del Movimento Opzione Donna contro la decisione del Senato

Il Movimento Opzione Donna è sempre in prima linea nella battaglia volta all’abolizione dei vitalizi. Pochi mesi fa in piazza a Roma le donne del Movimento avevano preso parte proprio alla manifestazione organizzata per combattere i privilegi dei vitalizi organizzata dal Movimento Cinque stelle. Il Movimento Opzione Donna aveva ribadito la sua posizione contro i vitalizi. Lucia Rispoli, amministratrice del Movimento Opzione Donna, aveva riaffermato in quella circostanza con fermezza la posizione del Movimento contro i vitalizi, che rappresentano dei privilegi contro i diritti delle donne, che vivono una vita difficile fatta di disparità di genere e difficoltà di conciliazione tra lavoro di cura e lavoro professionale.

Le richieste del Movimento Opzione Donna: abolizione dei vitalizi e riutilizzazione delle risorse per la costruzione di una rete di servizi sociali ed assistenziali

La richiesta ancora oggi da parte del Movimento Opzione Donna è l’abolizione dei vitalizi, come sottolineato dalla Rispoli in quel frangente: “Chiediamo che i privilegi di questi vitalizi vengano meno. È un obbligo nei confronti delle donne che i risparmi che conseguiranno dal calcolo contributivo dei vitalizi possano essere destinati alle donne, per creare una rete sociale ed assistenziale, per l’infanzia ed a favore degli invalidi”. L’obiettivo per il governo secondo la Rispoli dovrebbe essere quello di realizzare una rete efficace di servizi sociali ed assistenziali per l’infanzia e per le persone non autosufficienti, in modo che l’attività di cura non determini più alcuna sottrazione al circuito lavoro-produzione in particolare delle donne. Secondo l’amministratrice del Movimento Opzione Donna si potrebbero utilizzare le risorse risparmiate dai vitalizi per la costruzione di una rete di servizi sociali ed assistenziali per l’infanzia e per le persone disabili.

Il Senato annulla la delibera sul taglio agli ex parlamentari

Intanto, pochi giorni fa, in uno scenario sociale drammatico e di grave crisi economica, è giunta la decisione del Senato che con tre voti a favore e due contrari, quelli dei senatori della Lega, ha ‘ribaltato’ la decisione assunta con la delibera del Consiglio di presidenza che, nell’ottobre del 2018, aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Contro questa decisione si è levata forte l’indignazione da più parti. Il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha così rimarcato: «La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Ci provavano da mesi: lo hanno fatto di notte, di nascosto…chi dobbiamo ringraziare per questa operazione, la presidenza del Senato?» – definisce senza mezzi termini la decisione assunta «uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza».

Il Movimento Opzione Donna “urla” tutta la propria indignazione!

Dopo questa intollerabile decisione, avvenuta in momento particolarmente drammatico per il nostro Paese, Lucia Rispoli, ha deciso nuovamente di manifestare tutta l’indignazione del Movimento Opzione Donna, da sempre schierato a favore dell’abolizione di questo ingiusto privilegio. A tal proposito, ha deciso di pubblicare sulla pagina Facebook del gruppo una lettera inviata da una donna iscritta al Movimento Opzione Donna e ricevuta all’indirizzo di posta elettronica movimentopzionedonna@gmail.com.

Ecco il testo integrale della lettera: «Oggi vi raccontiamo la storia di una donna, una delle tante “invisibili”, una di Noi. “Care Donne del Movimento Opzione Donna, tutto ebbe inizio in una fredda notte di inverno dell’anno 2011, quando tanta bella gente, ben vestita e con i portafogli gonfi, decise la mia vita insieme a quella di tante italiane ed italiani. In nome di una crisi, i Senatori ed i Deputati del Parlamento guidati da “tecnici esperti” spostarono improrogabilmente tutti i miei diritti in nome di una vita che mi si imposero di aspettare, costringendomi nel contempo a vivere quella stessa vita privata dei miei diritti, quelli acquisiti in oltre 35 anni di lavoro, lavoro vero. Inizia così per tanti di noi l’epoca dei licenziamenti! Un esercito produttivo lasciato a casa, tante donne private pure della speranza di aspettare la vita! Mi organizzo a fatica, equilibrista improvvisata considerata ormai un po’ anziana per cercare impiego, e mi rimetto in fila ad aspettare che arrivi il mio turno per il diritto di sperare di aspettare la vita.

Passa qualche anno. Nella primavera del 2015, sempre in nome della crisi e prevedendo futuri e certi miglioramenti nella mia vita, quella stessa bella gente ben vestita e con i portafogli gonfi vota il Jobs act e così mi tolgono pure i diritti dell’art. 18, ma in cambio però liberalizzano i diritti dei datori di lavoro che, sempre in nome della stessa crisi, proseguono nella lunga serie di licenziamenti di lavoratrici e lavoratori costretti ora ad accettare, nelle fredde aree dei tribunali, la miseria di due euro al posto del lavoro, della dignità e del futuro. Sperare è diventato un lusso, anche se si tratta di aspettare il mio turno alla vita! La crisi c’è stata, dura e feroce. Ha lasciato sul campo milioni di donne e uomini, milioni di lavoratrici e di lavoratori ad arrancare giorno dopo giorno: alcuni trascinandosi al lavoro sempre con fatica in più sulle spalle, altri trascinandosi da una porta all’altra ad elemosinare un lavoro, altri non ce l’hanno fatta e ci hanno lasciato. Ma questa bella gente ha parlato sempre e solo della nostra crisi, quella del popolo italiano, perché quella dei Senatori e dei Deputati non c’è mai stata.

Nel Parlamento governa l’autodichia. Dopo tanti anni accade di nuovo, di notte! Davanti ad una crisi mondiale fatta di morti e di dolore, continuano ad alzare il muro che li divide dalla gente comune. Come al bar, tra cinque amici che si incontrano per decidere dove andare a cena, si ripristinano quello che chiamano il loro diritto ed annullano la delibera dell’Ufficio di presidenza che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari e che riporterà nelle loro tasche somme di denaro nel futuro, restituendogli pure gli arretrati. Tutto ciò, nonostante il voto del Parlamento, nonostante questa Italia ancora sofferente e malata, così disperatamente ultima in qualsiasi statistica europea. Tre voti a favore e due contrari, in completo conflitto di interessi e lasciando di nuovo e come sempre la decisione in mano a dei “tecnici”, in modo da non assumersi alcuna responsabilità.

I Parlamentari sono di nuovo liberi, affrancati dai doveri nei confronti di questo Paese. Mi resta la dichiarazione della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia, eletta con i voti di Lega e Fratelli d’Italia: Non c’entro nulla con la decisione della Commissione. Mi spiace sia intervenuto in un momento così difficile per gli italiani, ma comunque la sentenza è appellabile”. Allora, ho sentito un bisogno irrefrenabile di comprendere cosa vuol dire per un Parlamentare “quadrare i conti del mese” e sono andata a leggere le loro dichiarazioni patrimoniali, rese pubbliche per legge e facilmente consultabili e disponibili nella documentazione patrimoniale della Scheda di attività di ciascun Senatore e Deputato appartenente al nostro Parlamento e … anche a questa Commissione Contenziosa. VERGOGNA!”

Il Movimento Opzione Donna esorta a manifestare e scendere in piazza contro questa ingiusta decisione

La Rispoli, nei commenti al post, ha ricordato quanto siano pesanti per le casse dello Stato i vitalizi, e dopo aver nuovamente sottolineato l’ingiusta sopravvivenza di questo privilegio, è tornata con forza ad esortare le donne del gruppo a scendere in piazza per far sentire la propria voce ed a manifestare sui social la propria indignazione: “Si può scendere in piazza, si può votare di conseguenza ed intanto, postare sui propri profili tutta l’indignazione che proviamo dentro. Farlo su tutti i social con una campagna di protesta che riempia Facebook, Instagram e tutti i social che conosciamo e sappiamo ben usare. E allora, forza! Gli strumenti li avete, cosa aspettate? Bisogna farsi carico della propria vita e, se è vero che stiamo male e vogliamo cambiare, allora dobbiamo iniziare a farlo senza aspettare che qualcun altro lo faccia anche per noi. Perchè quelli che decidono per noi, decidono e noi li stiamo a guardare!”.

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