Riforma pensioni, tutte le ultime novità su Quota 100 e Quota 41

Riforma pensioni, tutte le ultime novità su Quota 100 e Quota 41

Dopo varie discussioni avvenute negli ultimi giorni, il governo Lega-M5S, guidato dal premier Giuseppe Conte sembra aver trovato una soluzione per il superamento della Legge Fornero con la Quota 100. Rinviata all’anno prossimo, invece, la discussione sull’uscita dal lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

Pensioni, quota 41 salta al 2019 e verso introduzione di Quota 100 senza penalizzazioni.

Superato l’ostacolo del varo della Nota di aggiornamento al Def con un indebitamento al 2,4% all’anno per i prossimi 3 anni. Secondo quanto trapelato, saranno richiesti almeno 62 anni e 38 anni di contributi per andare in pensione con quota 100.

Secondo quanto scritto in un articolo sul Corriere della Sera firmato da Enrico Marro , la Quota 100 non dovrebbe prevedere penalizzazioni. Questo perché, come ha spiegato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, l’intento dell’esecutivo è quello di far sì che venga stimolato un turnover generazionale nelle aziende e dunque non devono essere creati dei “disincentivi” al pensionamento.

E’ circolata anche ipotesi di bloccare l’aumento dell’aspettativa di vita di 5 mesi per le pensioni anticipate previsto per il 2019. Si allontana, dunque, l’ipotesi di un taglio dell’1-1,5% di cui si era parlato in passato. Con quota 100 a 62 anni e 38 di contributi il governo sarà costretto a trovare tra gli 8 e gli 8,5 miliardi il primo anno e poi un miliardo in più dal prossimo anno. Le “quote” come riportato su ilsole24 ore salirebbero così a 101 con 63 anni di età; a 102 con 64 anni, fino ad arrivare a quota 107 per chi dovesse compiere 66 anni ed aver effettuato 41 anni di versamenti.

Il rinvio di quota 41 al 2019 penalizzerà i nati dopo 1957 che hanno cominciato a lavorare giovani ma oggi non hanno ancora raggiunto i 43 anni di contributi previdenziali, dovranno rimanere ancora in servizio. Ad esempio, un lavoratore nato nel 1958 che ha iniziato a lavorare nel 1978 dovrà aspettare il 2020, mentre se si è nati nel 1959 pur avendo cominciato a lavorare nel 1978, a 19 anni, l’attesa in assenza di cambiamenti, sarà di due anni.

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