Riforma pensioni, quota 100: spunta la nuova proposta per il superamento della Legge Fornero!

Pensioni, tutte le ultime novità. Le nuove modalità di erogazione da parte delle Poste

I tecnici della Lega sono a lavoro sulla riforma previdenziale in grado di superare i paletti legati all’uscita dal lavoro della legge Fornero. Da gennaio 2019, occorrono almeno 43 anni e 3 mesi di contributi per i lavoratori, e 42 anni e 3 mesi per le lavoratrici a prescindere dall’età e per andare in pensione di vecchiaia servono invece 67 anni d’età e almeno 20 anni di contributi. Gli esperti sono al lavoro per trovare le coperture finanziarie per attuare la Quota 100. 

Riforma pensioni: Quota 100 con 65 anni con 35 di contributi.

Al momento, due sono le proposte sul tavolo fatte dalla Lega,  una “Quota 100” con l’età minima fissata a 62 anni con 38 anni di contributi, e l’altra potrebbe portare la soglia di quota 100 a 65 anni con 35 anni di contributi.

Se venisse introdotta in manovra, una Quota 100 con 62 anni e 38 anni di contributi, per superare la riforma Fornero avrebbe un costo di 13 miliardi di euro nel 2019 che potrebbe salire a regime a 20miliardi, secondo le simulazioni della società Tabula, guidata da Stefano Patriarca.

Secondo quanto riporta l’HuffingtonPost, i pensionati interessati da quest’ultima proposta sarebbero 495mila. Se invece la soglia dovesse essere fissata a 36 anni allora la platea interessata ammonterebbe a 450mila pensionati. In un editoriale de il Corriere della Sera vengono analizzate tre nuove soluzioni di risparmio costi per la Quota 100.

Tre nuove ipotesi di introduzione di Quota 100 in legge di bilancio.

Nell’editoriale pubblicato da Il Corriere della Sera, firmato da Enrico Marro l’ipotesi «quota 100» ipotizzata dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che prevede l’accesso alla pensione già a 62 anni d’età, purché si abbiano 38 anni di contributi è la più generosa.

Sempre come riportato su il Corriere della Sera vi sono le ipotesi più restrittive. Una è quella relativa all’applicazione del ricalcolo contributivo che permetterebbe l’uscita dal lavoro in cambio di una decurtazione dell’assegno per effetto del ricalcolo contributivo sui versamenti dal 1996 in poi.

Applicando tale paletto, il lavoratore andrebbe a prendere una pensione più bassa del 10-15% circa secondo quanto riportato sul quotidiano. Un’altra opzione che l’esecutivo starebbe prendendo in considerazione sarebbe quella di prevedere un massimo di 2 anni di contributi figurativi, legando la nuova Quota 100 agli scatti biennali previsti dal meccanismo della ‘speranza di vita’.

Una terza ipotesi, sarebbe quella relativa all’introduzione di una Quota 100 molto simile all’Ape Social, prevedendo cioè la concessione dell’uscita pensionistica solamente alle categorie di lavoratori svantaggiati e che svolgono lavori gravosi.

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