Riforma pensioni, nuova ipotesi quota 100: divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro

Riforma pensioni, nuova ipotesi quota 100: divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro

Allo studio dell’esecutivo gialloverde, ipotesi, di un ritorno del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro per chi lascia con la cosiddetta «quota 100» con 62 anni di età e almeno 38 di contributi, potrebbe essere completamente vietato intraprendere attività autonome o a anche da dipendente per arrotondare la pensione. Invece, nessun paletto per chi decide di andare avanti fino a 66 anni e 7 mesi. Non è ancora deciso, come riportato su Il Messaggero, se il divieto di cumulo sarà “assoluto” oppure se ci sarà un meccanismo di penalizzazione come in passato.

Riforma pensioni: divieto di lavoro per chi lascia a 62 anni. 

“Chi ha 63 anni – spiega Il Messaggero – dovrà comunque garantire i 38 anni di contributi e, dunque, la quota salirà a 101, e così via”. Resterà in vigore il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e 10 mesi: per chi avrà questo requisito o per chi arriverà alla contribuzione massima, 42 anni e 10 mesi, non ci saranno divieti di cumulo.

Ciò che si vuole evitare, con la reintroduzione del divieto di cumulo, è che le aziende mandino via i propri dipendenti per poi riassumerli a costi ridotti da pensionati. A spiegarlo è la stessa Nota di aggiornamento del Def, dove si legge della volontà del governo di sbloccare il mercato del lavoro ed «aprirlo stabilmente ai giovani per garantire al Paese quel ricambio intergenerazionale che potrà avere effetti positivi anche sull’attività dei comparti pubblici e privati»

«Pur garantendo nel lungo periodo la stabilità finanziaria del sistema previdenziale, nel breve e medio periodo impedisce alle imprese il fisiologico turnover delle risorse umane impiegate» viene spiegato nella Nota di aggiornamento al Def. Per permettere al mercato del lavoro «di stare al passo con i progressi tecnologici è oggi necessario accelerare e non ritardare questo processo e dare spazio alle nuove generazioni interrompendo il paradosso per il quale giovani, anche con elevata istruzione, rimangono fuori dal mondo produttivo mentre le generazioni più anziane non possono uscirne».

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