Riforma delle pensioni 2019: l’analisi di Giuliano Cazzola

Cumulo gratuito per i professionisti: le ragioni della mancata attivazione

L’economista ed esperto in previdenza Giuliano Cazzola ha affrontato il tema delle pensioni e delle riforme ideate dal Governo giallo-verde in un articolo su Startmag. Dopo aver ripercorso in maniera critica gli ultimi passaggi che hanno portato all’approvazione delle Legge di Bilancio 2019, Cazzola è arrivato ad analizzare il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni oltre centomila euro ed il blocco della rivalutazione.

“Nel frattempo, se ancora non si conoscono i criteri con i quali verrà ‘’superata’’ la riforma Fornero e garantito (a chi?) il reddito e la pensione di cittadinanza, perché non prendere lezioni dalle norme del 2011 per ‘’fare cassa’’? Visto che il robusto taglio alle c.d. pensioni d’oro (mediante l’introduzione di un contributo di solidarietà della durata di cinque anni) porterà meno di 400 milioni in un triennio, si è reso necessario prendersela con la rivalutazione automatica in base al costo della vita: sono entrate sicure e persino prevedibili, come il tasso di inflazione”, ha affermato l’economista.

La mancata perequazione

Secondo Cazzola, è lo stesso Matteo Salvini a “negare l’evidenza”, circa le perdite che subiranno i pensionati con il blocco della rivalutazione. “In un post ha letto una tabella con gli aumenti, del 2019, ripartiti per fasce di pensione. E tutti incasserebbero qualche euro in più. Ma Salvini si guarda bene dallo spiegare che la normativa in vigore prevedeva il ripristino dall’anno prossimo del sistema di perequazione su tre aliquote, molto più conveniente di quello distribuito su sette fasce di reddito, come sancito nella legge di bilancio per un triennio. E quindi una perdita ci sarà, se non come danno emergente, almeno come lucro cessante”, ha osservato l’economista.

I dati forniti da Brambilla

Cazzola ha proseguito:”Le critiche più severe Salvini se le trova ‘’in casa’’. «Il Governo del cambiamento ha proposto una delle peggiori e bizantine indicizzazioni in termini di equità’’: così Alberto Brambilla, l’esperto considerato vicino alla Lega e patron dell’autorevole Centro studi ‘’Itinerari previdenziali’’. ‘’Questi pensionati – ha proseguito – rientrano nel “club” del 4,36% di contribuenti che versano il 36,52% di tutta l’Irpef; aggiungendo anche i pensionati tra 4 e 5 volte il minimo, la cui rivalutazione è pari al 77% dell’inflazione, si arriva al 12,09% di contribuenti che però versano il 57,11% di tutta l’Irpef. Supponendo un’inflazione media dell’1,1% e un periodo di fruizione della pensione di 20 anni, la riduzione dell’indicizzazione 2019 al 50% è pari a una decurtazione del potere d’acquisto di 0,5% l’anno che, capitalizzata, porta la riduzione a fine periodo a oltre il 12%’’.

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