Reddito di Cittadinanza, restrizioni in arrivo

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Sono in arrivo forti modifiche al Reddito di Cittadinanza non solo contro i “furbetti”, ma anche per migliorarlo sotto il profilo più debole, quello delle politiche attive per il lavoro che non è mai realmente decollato. Come spiega il sito dell’Huffington Post, il programma ufficiale di Fratelli d’Italia su questo, è chiaro: “Abolire il Reddito di cittadinanza per introdurre un nuovo strumento che tuteli i soggetti privi di reddito, fragili e impossibilitati a lavorare o difficilmente occupabili: disabili, over 60, nuclei familiari con minori a carico”.

Per gli altri soggetti la soluzione, secondo Meloni, è mandarli a lavorare. Lo ha detto nel suo discorso in Aula a Montecitorio: “Ai pensionati in difficoltà o agli invalidi non sarà negato il doveroso aiuto dello stato. Per altri, per chi è in grado di lavorare, la soluzione non è il reddito di cittadinanza ma il lavoro, la formazione e l’accompagnamento al lavoro“.

Dal punto di vista della premier, il RdC è stata una sconfitta “per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, per sè e per la sua famiglia”. In parole povere, in questa legislatura si profila una decisa stretta su chi percepisce il sussidio. Ma di quanti cittadini si tratta? Un quadro aggiornato è tracciato dall’ultimo rapporto dell’Anpal, datato 30 giugno, e citato ieri sul Sole 24 Ore. Sui 2,3 milioni di percettori – un milione di nuclei familiari – in 920.000 sono considerati in grado di lavorare. In altre parole, il 40% di chi oggi riceve il RdC mensile rischia di dovergli dire addio.

Un’adeguata formazione!

Ne consegue che l’unica speranza che hanno, per arrivare a fine mese, secondo la linea della Meloni, è quella di trovare lavoro. Tuttavia questa platea non è particolarmente ‘appetibile’ agli occhi delle imprese: tre su quattro non ha mai avuto un contratto di lavoro dipendente nei tre anni precedenti. Oltre il 70 per cento ha al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore. Prima del lavoro, forse, ciò di cui queste persone hanno bisogno è un’adeguata formazione. Che comunque Meloni cita nel suo discorso programmatico.

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