Rapporto Cgia: il Sud Italia sta peggio della Grecia

Rapporto Cgia: il Sud Italia sta peggio della Grecia

In Italia il divario tra Nord e Sud continua a crescere. Mentre il settentrione ha ripreso a correre tenendo il passo della Germania, il Mezzogiorno presenta una situazione socio-occupazionale peggiore della Grecia. Questo è quanto emerge dall’ultima analisi della Cgia di Mestre che ha comparato una serie di indicatori economici, occupazionali e sociali della Germania con il Nord Italia e della Grecia con il nostro Mezzogiorno.

Italia spaccata in due: il Nord tiene il passo della Germania, il Sud è messo peggio della Grecia.

Facciamo qualche esempio. In termini di Pil pro capite il Nord Italia sconta un differenziale negativo con i tedeschi di poco superiore ai 4.300 euro; il dato del Mezzogiorno, invece, è superiore a quello greco di 2.000 euro.

Inoltre, un cittadino del settentrione dispone di oltre 15.600 euro all’anno in più rispetto a un residente al Sud. Nessuna nazione in Europa presenta uno squilibrio così forte tra le sue regioni. La notizia non stupirà nessuno.

Dati deludenti anche sul versante dell’occupazione: Atene può vantare un tasso di occupazione del 53,5% mentre il Meridione si assesta al 44%. Detto questo però nessuno può dire che il tessuto economico e sociale della nostra nazione sia paragonabile a quello della Grecia.

Sul tema dell’occupazione la stessa Cgia corregge il tiro: il Sud può contare su una presenza di oltre un milione e 300 mila lavoratori in nero che rende le statistiche ufficiali sul mercato del lavoro meno allarmanti di quanto appaiono.

Inoltre, in questa ricerca non viene preso in considerazione il risparmio e il possesso di beni immobiliari (molti italiani vivono in una casa di proprietà).

Detto ciò, la situazione del Mezzogiorno non è per questo meno allarmante. L’ultimo rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) ci mette davanti sottolinea il gravissimo gap infrastrutturale: al Sud ci sono appena 45 chilometri di ferrovie per 1000 di superficie contro i 65 del Nord e i 59 del Centro.

Le linee ad alta velocità presentano appena 122 collegamenti giornalieri, meno della metà di quelli dell’area settentrionale. E la rete autostradale non cresce dal 1990. Gli investimenti sono al palo, eppure le risorse non mancherebbero: sono fermi 83 miliardi destinati alle opere pubbliche al Sud. Fermi anche i fondi strutturali, 44 miliardi destinati alle costruzioni. Per non parlare poi del rischio spopolamento.

Secondo Svimez negli ultimi dieci anni il Sud Italia ha perso circa mezzo milione di occupati giovani, e conta 228.000 abitanti di meno. La questione meridionale continua ad incancrenirsi senza nessuna via di sblocco. Non basterà certo il reddito di cittadinanza o il turismo a far cambiare le cose. La salvezza non viene da fuori. Il riscatto del Sud parte dalla riscoperta di amministratori locali degni del famoso sindaco di Bari Araldo di Crollanza.

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