Pensioni, tre ipotesi di riforma secondo Tridico

Pensioni, prende corpo l’ipotesi Quota 92!

Secondo Pasquale Tridico, dopo la pandemia bisogna rimettere a posto il mercato del lavoro, dove né Quota 100 né il Reddito di Cittadinanza hanno centrato gli obiettivi. Oltre a ciò bisogna ridurre le diseguaglianze che sono aumentate durante la crisi e impostare una riforma delle pensioni sostenibile ed equa in termini intergenerazionali.

Questo, come riporta il sito del Corriere della Sera, è il senso della relazione con la quale il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha presentato alla Camera il Rapporto annuale dell’Istituto. Secondo Tridico: «Gli interventi messi in atto dall’Istituto hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari, pari a circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva di 44,5 miliardi>.

Nel dettaglio, sono stati assistiti: 4,3 milioni di lavoratori autonomi, professionisti, stagionali, agricoli, lavoratori del turismo e dello spettacolo; 6,7 milioni di lavoratori dipendenti in cig, per una spesa complessiva di 23,8 miliardi; 210.000 disoccupati che hanno fruito del prolungamento del trattamento di disoccupazione (Naspi); 515.000 famiglie cui è stata assicurata l’estensione dei congedi parentali, 850.000 che hanno fruito del bonus baby-sitting e 722.000 con gravi difficoltà economiche che hanno beneficiato del Reddito di Emergenza; 216.000 sono stati i bonus per i lavoratori domestici e 1,8 milioni i nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) che hanno ricevuto il Reddito o la Pensione di Cittadinanza.

Nel rapporto si avanzano anche tre proposte di riforma delle pensioni. La prima è quella del pensionamento anticipato con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età. La seconda è quella del calcolo contributivo con 64 anni di età e 36 di contributi. La terza è quella messa a punto dallo stesso Tridico: anticipo della sola quota contributiva della pensione a 63 anni, rimanendo ferma a 67 la quota retributiva.

Le tre proposte di riforma!

«Dall’approfondimento — ha detto il presidente — emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi».

Oltre agli aspetti finanziari, c’è un problema strutturale che andrebbe affrontato. Attualmente le età di pensionamento sono uguali e così i coefficienti di trasformazione, che non distinguono tra i diversi lavori. Tuttavia i dati mostrano, ha evidenziato Tridico, che «i cittadini con le pensioni più basse e che vivono meno a lungo finanziano i cittadini con le pensioni più alte che vivono più a lungo», anche perché hanno fatto lavori meno pesanti.

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