Pensioni, rimborsi per la reversibilità nel 2024

Pensioni, le novità su alcune ipotesi di riforma

C’è fra i beneficiari della pensione di reversibilità chi avrà diritto al rimborso entro l’anno 2024. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale, in base alla quale l’INPS sarà tenuto a pagare certe somme trattenute in maniera non giusta. Ricordiamo che fino a qualche tempo fa, era previsto per legge un taglio alla pensione di reversibilità per chi avesse oltre a essa redditi propri. Nel dettaglio, la pensione di reversibilità veniva ridotta in maniera direttamente proporzionale all’incremento del reddito. Ed è precisamente su questo che, nel giugno del 2023, si è espressa la Consulta, sostenendo che il meccanismo è incostituzionale.

La reintegrazione degli importi tagliati!

A motivo di quanto sopra l’Istituto verserà i rimborsi dovuti a coloro che abbiano avuto una pensione di reversibilità ridotta negli ultimi cinque anni. A chi ne ha diritto sarà erogato un conguaglio con gli importi sottratti per gli anni che vanno dal 2019 al 2023. In conseguenza di quanto detto, d’altra parte, dall’anno 2024 il computo sarà eseguito direttamente con il criterio fissato dalla Corte Costituzionale. Fino al 2023 i tagli erano attuati per chi possedesse un reddito proprio superiore a quattro volte il trattamento minimo, senza appartenere a famiglie con figli minori, studenti o disabili.

La procedura del rimborso è automatica!

Tali rimborsi, che includono anche interessi e rivalutazione, sono riferiti alla pensione di reversibilità riconosciuta al coniuge o agli eredi, in assenza del coniuge. Ovviamente sono esclusi dai conguagli coloro che negli ultimi cinque anni hanno detenuto un reddito proprio inferiore a tre volte il trattamento minimo, e coloro che fanno parte di un nucleo familiare in cui sono presenti figli minorenni, studenti o disabili di qualunque età. Secondo una simulazione di Altroconsumo, una pensione originaria di 150.000 euro, alla morte del beneficiario, viene riversata al superstite nella misura del 60%, e dunque 90.000 euro. Oltre a ciò, se i redditi del coniuge nel 2023 sono stati pari a 22.000 euro, allora gli spetta una differenza di 500 euro per quell’anno. Per ottenere questo rimborso, in ogni caso, non bisogna fare alcuna domanda: sarà l’NPS che automaticamente istruirà la pratica.

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