Pensioni, per Durigon il futuro è Quota 41

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Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro ha concesso un’intervista a la Repubblica nella quale evidenzia il fatto che la riforma delle pensioni del governo Meloni sarà sostenibile e duratura. Lo scopo è quello di incanalare le politiche previdenziali per i prossimi dieci anni, avendo come fattore chiave una formula flessibile e conforme alle necessità del mercato del lavoro. In altri termini, si tratta dell’introduzione di Quota 41, che ha sempre rappresentato l’elemento centrale nella politica pensionistica ella Lega.

Ricapitolando il funzionamento di Quota 41!

Ricordiamo ai nostri lettori, a proposito di Quota 41, che la misura consente l’uscita dal mondo del lavoro dopo 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. Si tratta in effetti di un tentativo di offrire una maggiore flessibilità previdenziale e dando una risposta agli elementi problematici suscitati dalla legge Fornero. La rimozione di quest’ultima legge comporterebbe comunque l’impiego di risorse considerevoli. E dunque l’attuale strategia si focalizza su aggiustamenti e correzioni, tipo l’introduzione di salvaguardie e la graduale riduzione dell’impatto delle pensioni retributive.

Verso l’abolizione della legge Fornero!

Dice infatti il sottosegretario: «Non abbiamo rinunciato ad abolire la legge Fornero: ci stiamo avvicinando. Faremo una riforma delle pensioni per un decennio, incentivando a restare al lavoro nei settori in cui c’è bisogno. E favorendo l’uscita con 41 anni di contributi negli altri» E ancora, il 2024 «sarà un anno chiave». Quali saranno le caratteristiche della riforma? Come abbiamo già accennato, essa sarà «sostenibile per i conti e per il mercato del lavoro, flessibile e duratura. Non esistono riforme per sempre. Puntiamo a indirizzare i prossimi dieci anni. Faremo Quota 41, il cavallo di battaglia della Lega».

Aumento dell’aspettativa di vita ed età pensionabile!

Durigon si occupa anche dell’argomento dell’aspettativa di vita, un fattore dirimente nella configurazione delle politiche pensionistiche. Il movimento politico di Salvini ha proposto di bloccare temporaneamente l’aumento dell’età pensionabile connesso all’incremento dell’aspettativa di vita, proponendo al contempo la Quota 41 con modalità di ricalcolo contributivo. In effetti la flessibilità previdenziale sotto i 41 anni di contributi è impraticabile. Al che si tratta di assistere i giovani e le aziende nel riempire certe lacune contributive e nel recuperare gli anni di formazione per mezzo di incentivi.

Dove è necessario, incentivare le persone a restare al lavoro!

Passando al problema del lavoro, il sottosegretario sottolinea che «abbiamo oltre mezzo milione di posti non coperti. Nei settori, come la sanità, in cui c’è carenza di manodopera dobbiamo incentivare le persone a restare». E sulle pensioni dei medici, «quello è un settore con criticità evidenti. C’è stata nel tempo miopia dei governi. È d’obbligo quindi offrire premi alla permanenza». Oltre a ciò «abbiamo deciso di mettere ben 10 miliardi sui salari bassi. Sulla pensione a 64 anni dei contributivi puri però possiamo riparlarne. Come sull’indicizzazione. Una riforma delle pensioni deve avere una concertazione forte».

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