Pensioni: ecco cosa cambia a partire dal 1° gennaio 2019!

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In un comunicato stampa diffuso dal sito Ceripnews viene affrontato il tema degli aumenti delle pensioni a partire dal prossimo anno. Questo comporterà dei vantaggi in termini di importi degli assegni previdenziali che si andranno ad incassare a partire da gennaio 2019.

Aumenti degli assegni pensioni a partire dal gennaio 2019.

Dal 1 gennaio 2019 entreranno in azione le nuove regole di rivalutazione degli assegni. Praticamente, in variazione dell’adeguamento dei trattamenti pensionistici all’inflazione calcolata annualmente dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat).

Per salvaguardare il potere di acquisto delle pensioni, queste dovrebbero ogni anno essere adeguate all’aumento del costo della vita la cui percentuale come viene calcolata dall’Istat. La variazione riguarderà gli scaglioni di reddito in base ai quali applicare gli scatti in aumento per via dell’inflazione. Dai 5 previsti per gli ultimi anni, si tornerà ai 3 che erano quelli su cui si basava il vecchio meccanismo che adesso torna di attualità.

Per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo, la rivalutazione sarà pari al 100% del tasso di incremento del costo della vita. Se l’inflazione sarà, ad esempio, del 2% saliranno del 2% anche le pensioni. L’importo minimo di pensione per il 2018, secondo l’Inps è pari ad € 507,42 mensili.

Probabilmente per l’anno 2019 questo minimo verrà ritoccato in più, ma usando gli importi del 2018, si può già ipotizzare che pensionati con assegni intorno a 1.520/1530 euro al mese, riceveranno il 100% di aumento rispetto all’inflazione. Invece, come riportato su Ceripnews, l’aumento nella misura del 90% per pensioni superiori a 3 volte il minimo e fino a 5 volte, cioè fino a 2.540 euro circa al mese.

Per chi aveva assegni più alti il discorso è diverso. Infatti chi ha diritto a una pensione di importo tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo, percepiva un aumento del 75%. Per chi ha assegni pensionistici oltre 5 e fino a 6 volte il minimo, percepiva rivalutazioni del 50% che scendevano al 45% per chi aveva assegni superiori alle 6 volte il minimo vitale.

A questo si deve aggiungere che il ritorno al passato comporta l’applicazione degli adeguamenti per scaglioni, e non sull’intero importo della pensione. Questo per tutti i pensionati, a prescindere dalle fasce, determinerà una rivalutazione più elevata.

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