Riforma pensioni e spesa previdenziale: l’impatto di Quota 100

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Nel Settimo Rapporto del Centro Studi e Ricerche Itinerari previdenziali, “Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano – Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2018”, viene studiato l’impatto delle pensioni anticipate in regime di Quota 100 in termini di numeri di accessi al pensionamento e di ricadute sulla spesa previdenziale. Nel dossier viene evidenziato come nei primi 9 mesi del 2019 il provvedimento di Quota 100 abbia  raggiunto le 184.890 domande, ma che, rispetto ai primi tre mesi di operatività, il calo delle domande sia stato progressivo. Si può stimare che a fine 2019 le domande totali di Quota 100 saranno circa 160.000, mentre considerando anche le altre misure per il pensionamento anticipato, si arriva a un totale di circa 180.000 domande accolte.

Secondo Itinerari Previdenziali, per il  2020 ed il  2021 il totale delle domande accolte dovrebbe attestarsi intorno alle 50.000 per anno, in considerazione del fatto che circa l’80% dei potenziali richiedenti avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo e con un anticipo di 5 anni perderebbero circa il 10% della pensione, con l’aggiunta del limite imposto dal divieto di lavorare fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia, che non incentiva  chi non ha un lavoro regolare.

Analisi dei costi di Quota 100

Nel Settimo Rapporto viene chiarito che i costi effettivi di Quota 100 saranno inferiori rispetto agli stanziamenti previsti sia dalla Legge di Bilancio, che dal successivo decreto del 29/1/2019, in quanto il numero delle richieste è inferiore di molto rispetto alle 600-900 mila previste. Inoltre la Quota 100 con 62 anni di
età anagrafica e 38 di contributi è stata fruita solo dall’11% dei richiedenti, che in media hanno
segnato quota 103, con punte di 106. Le altre misure per le pensioni anticipate come Opzione donna, l’Ape sociale, il beneficio per i precoci, incidono in maniera inferiore sulla spesa.

Per Itinerari Previdenziali:”In assenza di proroghe o con la sostituzione dal 2021 di Quota 100 con una riforma strutturale, il costo totale dal 2019 al 2027 (un anno di trascinamento della spesa prodotta nel 2026), per l’intero pacchetto si attesterà secondo le nostre ultime stime, intorno ai 27 miliardi. Si tratta indubbiamente
di un costo molto elevato che il Paese non si sarebbe potuto permettere e che si sarebbe potuto utilizzare  diversamente per incentivare l’occupazione e la produttività“.

Riforma delle pensioni: il superamento della Legge Fornero

“Quota 100 è una risposta parziale e non completamente corretta ad un problema vero provocato dalla riforma Fornero”, sottolinea il Settimo Rapporto di Itinerari Previdenziali. “La vera anomalia è che pur rendendosi conto dell’eccessiva rigidità del sistema i tre governi Monti, Letta e Renzi non hanno avuto il coraggio di rivedere la riforma limitandosi a fare deroghe. Lo stesso è successo con Renzi e Gentiloni nel 2017 e 2018: non potendo fare una nona salvaguardia hanno introdotto l’APE (anticipo pensionistico), i lavori gravosi e i “precoci”, rendendo ancora più complesso il sistema delle regole”, prosegue il dossier, che precisa: ” E così anche il successivo Governo Conte del 2018/19 ha deciso di “rattoppare” la norma introducendo Quota 100″.

“Tuttavia una flessibilità in uscita è necessaria ma soprattutto occorre concludere il ciclo delle riforme
dando certezza a tutti i cittadini con regole semplici e valide sia per retributivi, misti e contributivi
puri; pertanto mantenendo i requisiti per la pensione di vecchiaia con 67 anni di età indicizzata alla
aspettativa di vita e almeno 20 di contribuzione, Quota 100, Ape social, Opzione donna e precoci,
potrebbero essere sostituiti da un lato dai citati fondi esubero e dall’altro consentendo un
pensionamento flessibile con 64 di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita), con almeno
37/38 anni di contributi di cui non più di 2 anni Figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio
militare, riscatti volontari), e rendendo stabile la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi per gli
uomini (1 anno in meno per le donne) svincolata dalla aspettativa di vita ed eliminando qualsiasi
divieto di cumulo“, viene osservato nel documento.

Si potrebbe, inoltre, “prevedere per le donne madri un anticipo dei requisiti pari a 8 mesi per ogni figlio con un massimo di 24 mesi, mentre per i precoci ogni anno di lavoro fatto prima dei 19 anni dovrebbe valere 1,25 anni (con 4 anni di lavoro, 16,17,18,19 anni si ottiene l’anticipo di 1 anno). Infine, si dovrebbe reintrodurre l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione nella misura del 100% fino a tre volte il minimo, 90% da tre a cinque volte il minimo e 75% oltre cinque volte la prestazione minima sulla quota di pensione “retributiva” mentre per quella contributiva l’indicizzazione dovrebbe essere pari al 100% ed eliminare l’iniquo taglio delle pensioni
alte”.

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