Pensioni e spesa previdenziale: il sistema è a rischio?

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Nel rapporto “Sostenibilità della spesa per pensioni in un’ipotesi alternativa di sviluppo”del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali viene indagata la futura sostenibilità del sistema pensionistico italiano, con l’intento di verificare  la fondatezza degli allarmi a più riprese lanciati anche dagli organismi comunitari e internazionali e, contemporaneamente, le misure con cui intervenire “per evitare il concretizzarsi degli scenari più pessimistici”.

In un articolo pubblicato su Starmag, Pietro Gonella, già Direttore Generale delle Asl Venete e Stefano Biasioli, segretario Federspev della Provincia di Vicenza, hanno osservato che l’allarme sull’insostenibilità nel medio lungo periodo della spesa per pensioni lanciato da UE, FMI, OCSE è giustificabile per alcune questioni di grande rilievo come: eccesso di debito pubblico, spesa assistenziale molto elevata e inefficiente e bassi tassi di occupazione, ma uno stesso livello di preoccupazione non è giustificabile per la spesa pensionistica “pura”.

Il nodo della spesa assistenziale

Secondo Gonella e Biasioli:”Il problema italiano, dopo la serie di riforme di sistema dal 1992 al 2012, non riguarda perciò le pensioni di natura previdenziale, il cui rapporto tra contributi pagati dalla produzione (lavoratori e datori di lavoro) e prestazioni è in equilibrio (addirittura in attivo se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte, pur considerando che la contribuzione del datore di lavoro e del lavoratore alla previdenza sociale non sono assoggettate a imposizione fiscale)”.

“L’Italia è uno dei pochi Paesi ad avere sia un aggancio automatico tra aumento dell’aspettativa di vita ed età di pensionamento che coefficienti di trasformazione che si riducono automaticamente all’incremento delle stesse aspettative di vita. Grazie a questi due potenti stabilizzatori, la spesa pensionistica può crescere ma solo in modo marginale. Il problema vero è la spesa assistenziale che è aumentata in questi ultimi 11 anni di ben 43 miliardi l’anno in modo strutturale, riflettendosi negativamente sul debito pubblico. Ed allora va costruita in Italia, come prevede anche il Jobs Act del 2015, una banca dati dell’assistenza con la prospettiva verosimile di ottenere risparmi annui di oltre il 5%”, hanno proseguito Gonella e Biasioli.

“E’ necessario rivedere i sistemi contabili e le classificazioni della spesa sociale e di quella pensionistica”

La soluzione, per gli scriventi, è quella di “rivedere i sistemi contabili e le classificazioni della spesa sociale e di quella pensionistica in particolare, poiché sono proprio i risultati contabili che determinano le decisioni politiche e le valutazioni europee”. “Nonostante la Commissione UE abbia più volte invitato l’Italia a non caricare sul capitolo pensioni voci di spesa che sarebbe stato più appropriato imputare ad altri capitoli, l’Italia ha puntato tutto sulle pensioni“, hanno sottolineato Gonella e Biasioli, osservando che: ” Dopo il periodo delle grandi riforme di Amato, Dini, Berlusconi (in parte), Prodi, fu proprio Berlusconi a caricare sulla spesa pensionistica le cosiddette pensioni da “un milione di lire al mese” nel 2001. Sono poi arrivati altri provvedimenti: contribuzione per giovani e disoccupati, decontribuzione al Sud,  prepensionamenti, 14^a mensilità, APE social,  precoci, pensione di  cittadinanza, Quota 100, che, pur essendo nella sostanza assistenziali, sono stati caricati sulla voce pensioni”.

Gonella e Biasioli hanno dunque rimarcato la necessità di istituire, “l’anagrafe generale dell’assistenza, cioè la banca dati sull’assistenza dove confluiscono per codice e per nucleo familiare tutte le prestazioni erogate dallo Stato, dagli enti pubblici e dagli enti locali cui associare le prestazioni offerte dal settore privato, al fine di conoscere correttamente e completamente quanto ogni soggetto e ogni nucleo familiare percepisce dai vari soggetti erogatori e, come già avvenuto/riscontrato per il Reddito di Cittadinanza, non sarebbe da escludere un risparmio sui circa 130 miliardi di spesa a carico della fiscalità generale” e inoltre realizzare “un indice per la sola spesa pensionistica, un altro indice per la spesa assistenziale che annualmente aumenta del 5%, un terzo indicatore per le rendite infortunistiche Inail”

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