Pensioni d’oro: il disegno di legge sarà completamente riscritto a settembre!

Pensioni d’oro: il disegno di legge sarà completamente riscritto a settembre!

La proposta di legge presentata dai capogruppo M5S e Lega sul taglio delle pensioni d’oro sarà completamente riscritto a settembre. Secondo quanto pubblicato da Il Giorno, un dossier curato dagli esperti di previdenza della lega è stato consegnato al vicepremier Matteo Salvini.

Pensioni d’oro: lo stop di Matteo Salvini al disegno di legge presentato dai capogruppo Lega-M5S.

La proposta di legge presentata da Francesco D’Uva e Riccardo Molinari prevede una sforbiciata alle pensioni superiori agli 80mila euro lordi annui, ovvero superiori a 4mila euro nette al mese con l’obiettivo di alzare gli assegni delle pensioni minime a 780 euro al mese.

Nel dossier curato dagli esperti di previdenza della lega che è stato consegnato al vicepremier Matteo Salvini, viene dimostrato come la proposta di legge penalizzerebbe maggiormente alcune categorie di pensionati come le donne, le forze dell’ordine, quadri e dirigenti dell’industria del nord.

Le ipotesi di ricalcolo colpirebbero le pensioni di anzianità del passato, concentrate soprattutto al Nord (80%). Per questo motivo Matteo Salvini, secondo quanto rivelato da Il Giorno, avrebbe imposto uno stop al disegno di legge che andrà rivisto completamente, a partire dai primi giorni di settembre.

L’opposizione contro ogni formula di ricalcolo degli assegni più alti.

Cesare Damiano, ha chiesto di avviare una campagna contro ogni formula di ricalcolo degli assegni pensionistici. Secondo l’ex Presidente della Commissione lavoro alla Camera adottare il sistema del ricalcolo è estremamente pericoloso in quanto dai vitalizi siamo passati alle pensioni d’oro e poi, introdotto il principio, tutte le pensioni potrebbero essere toccate di fronte alle necessità urgenti di fare cassa.

Cesare Damiano è d’accordo sull’obiettivo di riequilibrare il sistema e di renderlo maggiormente equo, ma è convinto che si può ottenere lo stesso risultato attraverso il contributo di solidarietà. Uno strumento che al contrario del ricalcolo non mette in pericolo anche gli assegni previdenziali degli operai che sono già usciti dal mondo del lavoro.

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