Pensioni 2019: tagli e blocco della rivalutazione

Pensioni 2018: il punto Cupla sulle riforme del sistema previdenziale

Il Centro studi Itinerari Previdenziali ha svolto un’analisi delle novità normative che andranno ad interessare le pensioni nel 2019. Con la Legge di Bilancio 2019 sono state introdotte nuove disposizioni per la rivalutazione delle pensioni. “Il nuovo Governo Conte, con la legge di Bilancio, ha invece previsto una rivalutazione delle pensioni penalizzante e simile a quello precedente del governo Renzi: in particolare, considera minore (tranne che per le prime tre classi di importo) il peso dell’inflazione“, hanno segnalato Giovanni Gazzoli e Mara Guarino del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

“Pertanto, l’INPS sta ricalcolando tutte le pensioni secondo il nuovo schema di indicizzazione, schema che ovviamente produrrà un conguaglio nullo per le prime due classi di importo, positivo (di poco) per la terza, e negativo per tutte le altre. I pensionati penalizzati dal provvedimento Conte sono poco più di 3 milioni su 16 milioni in totale; e i più penalizzati saranno proprio quelli che hanno versato in maggior misura contributi e imposte, segnatamente l’Irpef, a differenza degli oltre 8 milioni di pensionati totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato”, hanno precisato.

Rimodulazione della rivalutazione annuale delle pensioni per l’anno 2019

L’Inps ha illustrato i criteri e le modalità di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2019, in applicazione delle disposizioni della Legge di Bilancio 2019, con la circolare n. 44 del 22 marzo 2019. Le fasce di importo sono costruite in base al valore del trattamento minimo (TM) mensile dell’anno 2018, pari a 507,42 euro.

Periodo Fasce Indice di perequazione % aumento Importo trattamenti
Fino a 3 volte il TM 100% 1,1 % fino a € 1.522,26
Fascia di
garanzia *
oltre € 1.522,26 e fino a € 1.522,76
sono garantiti 1.539,00
Oltre 3 e fino a 4 volte il TM 97% 1,067% oltre € 1.522,26 e fino a € 2.029,68
Fascia di
garanzia *
oltre € 2.029,68 e fino a € 2.034,10
sono garantiti € 2.051,34
Oltre 4 e fino a 5 volte il TM 77% 0,847% oltre € 2.029,68 e fino a € 2.537,10
Fascia di garanzia* oltre € 2.537,10 e fino a € 2.544,04
sono garantiti € 2.558,59
Dal 1° gennaio 2019 Oltre 5 e fino a 6 volte il TM 52% 0,572% oltre € 2.537,10 e fino a € 3.044,52
Fascia di garanzia* oltre € 3.044,52 e fino a € 3.046,19
sono garantiti  € 3.061,93
Oltre 6 e fino a 8 volte il TM 47% 0,517% oltre € 3.044,52 e fino a € 4.059,36
Fascia di garanzia* oltre € 4.059,36 e fino € 4.060,25
sono garantiti € 4.080,35
Oltre 8 e fino a 9 volte il TM 45% 0,495% oltre € 4.059,36 e fino a € 4.566,78
Fascia di garanzia* oltre € 4.566,78 e fino a € 4.569,28
sono garantiti € 4.589,39
Oltre 9 volte il TM 40% 0,44% oltre € 4.569,28

Fonte: Inps

Esempi di ricalcolo

Nei calcoli effettuati da Itinerari Previdenziali, ad esempio, “un pensionato che riceve 2.052,04 euro lordi avrà – con la legge Conte – una rivalutazione mensile di 21,90 euro (l’1,1% di inflazione pesa per il 97%) a fronte dei 20,32 (solo il 90%) previsti dalla normativa precedente: dunque,  beneficerà di 1,58 euro al mese in più. Al contrario, chi ne riceve 2.565,05 lordi dovrà “rimborsare” lo Stato di circa 11 euro, poiché la sua pensione mensile verrà rivalutata di 3,66 euro in meno ogni mese. Allo stesso modo, tutti coloro che percepiscono una pensione lorda superiore 2.052,05 euro saranno costretti a un “rimborso“.

Taglio delle pensioni d’oro

L’analisi del Centro studi e Ricerche prosegue con il taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”. “Probabilmente a giugno, entrerà in vigore anche il “taglio” delle cosiddette pensioni d’oro, vale a dire delle pensioni d’importo superiore ai 100.000 euro lordi l’anno, così come deciso in Legge di Bilancio. Anzitutto occorre sottolineare che di taglio si tratta, perché non c’è alcun ricalcolo delle pensioni sulla base dei contributi versati: e per giunta, si potrebbe dire che si tratta di un taglio “brutale”, senza precedenti per percentuale di riduzione e per durata (5 anni)”, si precisa nell’analisi di Itinerari previdenziali.

“In pratica, un pensionato che riceve una pensione annua lorda di 130.000 euro, sui 30.000 eccedenti il massimale dei 100.000  euro si troverà un taglio del 15%, ossia 4.500 euro lordi. Con una pensione di 350.000 euro dovrà contribuire per 67.000 euro, somma delle aliquote applicate sui tre scaglioni che compongono la sua pensione lorda; con una pensione pari a 700.000 euro, la riduzione sarà pari a 199.500: quindi la nuova pensione, per i prossimi 5 anni, ammonterà a 500.500 euro”.

“Anche in questo caso i pensionati colpiti sono in realtà molto pochi: 35.642, pari allo 0,22% dei pensionati totali. Inoltre, il ricavo lordo per lo Stato, ottenuto in tabella moltiplicando le stime del numero di pensionati per la media delle classi di importo annuo lordo della pensione, è modesto soprattutto se si considera che si tratta, appunto, di pensioni lorde: al netto, il ricavo per le finanze pubbliche si riduce a poco più di 120 milioni l’anno che, con molta probabilità, produrranno costi ben maggiori per lo Stato a seguito dei numerosi ricorsi”, viene sottolineato nel dossier, dove viene sottolineato che “gli stessi parametri saranno applicati anche a coloro che usufruiscono di Quota 100 e di pensione anticipata”.

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