Lavoro agile e Smart working nella PA, le linee guida di Brunetta

Lavoro agile e Smart working nella PA, le linee guida di Brunetta

Al lavoratore in smart working «si deve fornire idonea dotazione tecnologica» e «in nessun caso può essere utilizzata una utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio». Come riporta il sito del Corriere della Sera, questo è quanto si legge nella bozza dello schema di linee guida per il lavoro agile, in attesa dell’ok del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che ha presentato il documento ai Sindacati.

«Se tutto va bene lo rendiamo strutturale», ha anticipato il ministro, specificando che il lavoro agile «sarà totalmente implementabile dal 31 di gennaio da parte delle 32.000 pubbliche amministrazioni che ci sono in Italia, sulla base del contratto». Lo smart quindi sarà una «forma di lavoro non più obbligata» ma decisa «in ragione dell’efficenza e della soddisfazione», chiarisce Brunetta, che vuole allontanare la «critica feroce ma anche ingiusta» scagliata contro la PA ricordando che «tutti i dipendenti pubblici durante la pandemia con forza, coraggio e rischi hanno tenuto insieme il Paese».

Calibrare sugli obiettivi!

Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, è soddisfatto: «Apprezziamo il superamento della logica delle mere percentuali perché siamo convinti che lo smart working debba esser calibrato sugli obiettivi».
Va chiarito che «per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro», come indica il testo. «Se il dipendente ha un cellulare di servizio, è possibile inoltrare le chiamate dall’interno telefonico del proprio ufficio sul cellulare di lavoro».

Diritto alla disconnessione e invarianza dei servizi!

Un punto importante delle linee guida concerne «il diritto alla disconnessione», che coincide con il periodo di undici ore di riposo consecutivo di cui all’art. 17, comma 6, del Ccnl 12 febbraio 2018 cui il lavoratore è tenuto. Oltre a ciò l’amministrazione pubblica che vuole applicare il lavoro agile deve garantire «l’invarianza dei servizi resi all’utenza» ma anche «un’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza». Ne consegue che non si può fare lo smart working cinque giorni a settimana, ma lo si deve alternare con il lavoro in ufficio.

«L’amministrazione – continua il testo – deve prevedere apposite modalità per consentire la raggiungibilità delle proprie applicazioni da remoto. Se le applicazioni dell’ente sono raggiungibili da remoto, ovvero sono in cloud, il dipendente può accedere tranquillamente da casa ai propri principali strumenti di lavoro. Alternativamente si può ricorrere all’attivazione di una Vpn (Virtual Private Network, una rete privata virtuale che garantisce privacy, anonimato e sicurezza) verso l’ente, oppure ad accessi in desktop remoto ai server». Inoltre l’amministrazione dovrà prevedere sistemi gestionali e sistemi di protocollo raggiungibili da remoto per consentire anche al dipendente di lavorare documenti in entrata e in uscita.

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