L’ANM critica Nordio sull’abolizione dell’abuso d’ufficio

Riforma della giustizia: in arrivo 27.000 assunzioni nella Pa

L’Associazione Nazionale Magistrati sostiene che l’abrogazione dell’abuso d’ufficio voluta dal ddl Nordio in questione a Palazzo Madama “rischia di rendere priva di sanzione la violazione degli obblighi di astensione, la dolosa alterazione di concorsi pubblici, l’assegnazione di appalti, lavori o servizi pubblici: una fascia di impunità che non appare in linea con le esigenze, riconosciute dallo stesso Guardasigilli, di serio ed effettivo contrasto ai fenomeni corruttivi”.

Un documento approvato dal parlamentino del Sindacato!

Quanto sopra è scritto in una risoluzione approvata a maggioranza dal Comitato direttivo centrale del Sindacato dei magistrati, che evidenzia, da questo punto di vista, le pesanti criticità della relazione annuale sull’amministrazione della giustizia resa mercoledì alle Camere dal titolare del dicastero della gIustizia Carlo Nordio. Secondo l’associazione delle toghe, abolire la fattispecie che sanziona gli abusi dei pubblici poteri non servirà nemmeno a proteggere i sindaci dallapaura della firma“: gli unici “rimedi efficaci a questa patologia”, recita il documento, sono “la semplificazione delle norme che ispirano e disciplinano l’azione amministrativa” e di quelle “sulle competenze e il rafforzamento dei controlli interni“.

No alla separazione delle carriere!

Tale presa di posizione è conforme a quella manifestata dal presidente Giuseppe Santalucia nella sua relazione introduttiva, nella quale si è espresso in questi termini: “Oggi si punisce il pubblico ufficiale che viola intenzionalmente una norma di legge per procurarsi ingiusto vantaggio o recare ingiusto danno a terzi”, una previsione che “non può rappresentare alcun pericolo di invadenza per la pubblica amministrazione”. È stata ribadita anche l’opposizione al progetto di separazione delle carriere: “Resta fondamentale il mantenimento dell’attuale modalità di reclutamento e di formazione di giudici e pubblici ministeri, poiché valorizza la comune cultura della giurisdizione quale prima garanzia dell’indagato”.

Salvaguardare lo strumento delle intercettazioni!

In sostanza, l’ANM batte in breccia la relazione del ministro: “Piuttosto che l’indicazione di strumenti che possano essere di ausilio al quotidiano impegno dei magistrati nel rendere il migliore servizio a tutela dei diritti dei cittadini, piuttosto che esporre con quali mezzi si intendano perseguire gli obiettivi del Pnrr (nel processo penale forse attraverso una App nata già obsoleta e che al momento consente solo di decuplicare il tempo necessario all’evasione di una richiesta di archiviazione?), si è avuta una nuova manifestazione del timore per il preteso eccessivo potere degli uffici di procura e per i pretesi abusi delle intercettazioni o di altri strumenti di ricerca della prova, essenziali nel contrasto delle forme di criminalità organizzata o di gravi delitti contro l’economia e la pubblica amministrazione”. E dunque deve essere “riaffermata la necessaria difesa e salvaguardia dello strumento delle intercettazioni”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Diritto.news

Informazioni sull'autore