Governo Meloni e pace fiscale: tutte le novità

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La pace fiscale che il governo Meloni sta elaborando vuole far tornare l’Italia a essere un Paese normale nel più grande e caotico insieme di debiti tributari del mondo: con un valore di oltre 1.100 miliardi e un arretrato di cartelle che arriva al duemila, come ha ripetutamente denunciato l’attuale direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

Operazione a più ampio raggio!

Tuttavia, come spiega il sito Quotidiano.net, perché l’obiettivo possa essere raggiunto, occorre un’operazione a più ampio raggio di quanto non siano state le tre rottamazioni di questi ultimi anni e i meccanismi di saldo e stralcio. Ci vogliono una serie di interventi che siano appetibili per i contribuenti, senza impedire il recupero delle imposte non pagate, almeno nel loro ammontare originario.

Cartelle esattoriali!

Potranno aderire ai differenti meccanismi di sanatoria coloro che abbiano ricevuto una cartella esattoriale, ma anche coloro che si trovano in altre situazioni debitorie accertate e anche coloro che non hanno pagato, ma non sono stati accertati. Per le cartelle non pagate, relative a tutti gli anni dal 2000 al 2015, di importo fino a mille euro il progetto prevede quello che in gergo si chiama stralcio: la cancellazione del debito e la chiusura della posizione, senza oneri.

Il secondo capitolo, sempre relativo agli anni dal 2000 al 2015, del piano riguarda le cartelle oltre i mille euro e fino a 3.000. In questo caso si prevede il meccanismo del saldo e stralcio per chi si trova in difficoltà. L’ipotesi più accreditata è quella del pagamento del 20 per cento dell’ammontare e del taglio dell’80 per cento. Per le cartelle di importo superiore ai 3.000 euro si punta a un meccanismo basato sul pagamento dell’intera imposta originaria, maggiorata, però, solo del 5 per cento (al posto di sanzioni e interessi) e diluita automaticamente in dieci anni.

Debiti non accertati!

Per tutte le situazioni di mancato pagamento delle imposte che non sono diventate cartelle e, dunque, anche per l’omesso pagamento non accertato, si ipotizza una soluzione che contempla la definizione di quanto dovuto attraverso il confronto con l’amministrazione finanziaria. A quel punto, sull’importo determinato si prevede il pagamento del totale con una sanzione forfettaria del 5 per cento e la rateizzazione automatica in cinque anni, che potrebbero arrivare a dieci per somme superiori a certe cifre.

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