Economia: presentati i dati della prima metà del 2019, è emergenza al Sud!

Università e lavoro: cresce la domanda nei settori tecnici e alimentari

Superata la boa della prima metà del 2019, è tempo di bilanci anche in ambito economico: sono stati resi noti in questi giorni i dati dell’indagine promossa da Confindustria in collaborazione con il centro studi di Intesa San Paolo relativi all’andamento della produzione, dei servizi e dei consumi nel nostro Paese. I dati più evidenti sono, ancora una volta, due: una crescita economica sostanzialmente stagnante e un divario sempre più marcato tra le regioni del nord e quelle del Sud. Proprio del Meridione l’indagine compie un’analisi dettagliata, evidenziando una serie di problemi spesso collegati tra loro.

I dati su occupazione, investimenti e imprese.

Sebbene superiore di 10 punti rispetto all’analogo periodo del 2017, la ripresa delle imprese meridionali rallenta sempre di più, con ricadute negative su tutti i settori (l’unica parziale eccezione riguarda quello industriale, +7,4% nell’ultimo biennio). A causare la frenata concorrono fattori la cui responsabilità spetta anche alle scelte politiche in ambito economico: i fatti sanciscono il sostanziale fallimento del Reddito di cittadinanza, concepito nelle intenzioni del governo come un incentivo alla ripresa dell’occupazione giovanile. Eppure, solo un quarto delle domande proviene da persone sotto i 40 anni.

Un esito paradossale, se si confronta con il dato record della disoccupazione giovanile: più di un under 35 su due (il 51,9%, per l’esattezza) non ha un impiego, o spesso va ad alimentare il mercato sempre in crescita del lavoro nero. Sul fronte del credito e degli investimenti pubblici la contrazione è evidente, con gravi conseguenze sui finanziamenti alle imprese, che sono ulteriormente danneggiate dal ritardo (in media 17,7 giorni, dato in controtendenza rispetto al trimestre precedente) con cui la pubblica amministrazione onora i propri debiti nei confronti degli imprenditori.

Le conseguenze sui consumi.

Il potere d’acquisto diminuisce, traducendosi in una drastica riduzione dei consumi. Proprio in questo ambito i dati dell’indagine forniscono prove schiaccianti del disagio meridionale: nelle regioni del Sud e insulari si spendono in media 800 euro in meno all’anno rispetto a quelle del Centro e del Nord, mentre gli investimenti fissi (come per esempio l’acquisto di una casa) sono crollati del 36,2% negli ultimi dieci anni.

Le proposte di riforma.

Da parte del ministro per il Sud Barbara Lezzi si torna a proporre il taglio del cuneo fiscale, una misura caldamente appoggiata anche dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo cui «la prima flat tax deve essere sul mondo del lavoro»: solo un taglio del costo del lavoro può a suo dire avviare quel “circolo virtuoso dell’economia” che passa dai salari ai consumi, per arrivare alla crescita della produzione e dell’occupazione. Più nell’immediato si colloca l’iniziativa dell’Inps di rendere operativo, a partire dal 1 gennaio 2019, il bonus per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani tra i 18 e i 35 anni in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Il beneficio si traduce nel taglio della contribuzione previdenziale, normalmente a carico del datore di lavoro, fino a una soglia massima di 8.060 euro annui.

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