Coronavirus, come funzionerà la fase due? Le novità allo studio!

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Si parla di riaperture differenziate per macroaree, secondo la diffusione del contagio, con un monitoraggio dopo quindici giorni per verificare la tenuta del contenimento. Su questo stanno lavorando gli esperti che dovranno fornire al governo le indicazioni generali relative alla fine della serrata per l’emergenza coronavirus. Secondo questa ipotesi, l’Italia verrebbe suddivisa in tre macroaree (nord, centro e sud) in base alla diffusione dell’infezione.

In sostanza, dove la diffusione del virus è maggiore, dovrebbero permanere misure più restrittive, soprattutto per quanto riguarda la mobilità tra una zona e l’altra, sia all’interno delle macroaree sia tra una macroaerea e l’altra. Dove invece il virus ha colpito di meno si potrebbero prevedere riaperture più ampie. Oltre a ciò, nelle stesse macroaeree dovrebbero essere individuate ulteriori suddivisioni tra zone a maggiore e minore diffusione.

Rezza e Brusaferro: “Dovremo procedere con grande cautela!”

Una cosa importante nella fase due sarà rafforzare il controllo del territorio mediante l’identificazione rapida dei focolai, con azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse. È quanto ha sottolineato l’epidemiologo Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso di una conferenza stampa. La fase di riapertura andrà affrontata “con grande cautela”. E ha aggiunto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro: “Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane”,

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