Amnistia, indulto, misure alternative: le idee di Fiandaca per evitare l’esplosione dell’epidemia nelle carceri

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Giovanni Fiandaca, Garante dei detenuti della Sicilia, giurista, e professore di diritto penale all’università di Palermo, ritiene che in questo momento di grave emergenza sia utile sfoltire le celle in considerazione del fatto che ci troviamo in presenza di una pandemia e i criteri di valutazione degli spazi non possano essere gli stessi di un momento ordinario. Il Garante dei detenuti della regione Sicilia chiede in particolare che siano adottate “misure legislative molto più incisive e di pressoché automatica applicazione“. Nell’intervista rilasciata a Giorgio Mannino per Il Riformista ha spiegato quali provvedimenti potrebbero essere utili, in questo momento così difficile di emergenza sanitaria, per scongiurare “l’esplosione di una bomba epidemiologica nelle carceri del Paese”.

Giovanni Fiandaca enuncia i provvedimenti necessari per evitare la diffusione dell’epidemia nelle carceri

Secondo Fiandaca l’ideale sarebbe “una misura di deflazione penale che punti a ridurre la presenza dei detenuti in una scala tra 10mila e 20mila presenze. I provvedimenti finora emanati consentono uno sfrondamento troppo limitato. La concessione delle misure alternative è sempre sottoposta alla decisione dei magistrati di sorveglianza. E succede che i magistrati di sorveglianza vengono sovraesposti e non sempre sono in grado di disporre di elementi di conoscenza per operare un confronto tra rischi di varia natura. Alcuni magistrati di sorveglianza sono più restii a concedere misure alternative, altri invece sono più favorevoli. Ci troviamo di fronte ad un eccesso di responsabilizzazione e a una disomogeneità di orientamenti che possono dare luogo a disparità di trattamento“.

Ed ha aggiunto, nell’intervista rilasciata a Il Riformista, l’utilità di introdurre un meccanismo di applicazione quasi automatica del provvedimenti di scarcerazione, per limitare la discrezionalità in questo momento del potere decisionale della magistratura di sorveglianza: “Chiederei provvedimenti più incisivi nel consentire le misure alternative per quei detenuti che devono scontare 4 anni o al limite 3 anni di pena. Ma chiederei anche una disciplina che consenta un’attivazione pressoché automatica dei provvedimenti di scarcerazione, riducendo al massimo il potere discrezionale dei magistrati di sorveglianza”.

Questo momento di eccezionalità potrebbe giustificare il ricorso ai provvedimenti di amnistia e indulto

In merito al ricorso ai provvedimenti all’amnistia e indulto per scongiurare, in questa situazione di evidente eccezionalità e gravità, il dilagare dell’epidemia nelle carceri, Giovanni Fiandaca si è così espresso: “Come giurista dico che la situazione attuale sarebbe connotata da quelle caratteristiche di eccezionalità e irripetibilità che avrebbero potuto in teoria giustificare un provvedimento di amnistia o d’indulto. Il presidente della Repubblica può esercitare il suo potere di grazia in forma cumulativa. Sergio Mattarella può contribuire a decrementare la detenzione carceraria. Fino a pochi anni fa era mia collega all’università di Palermo. Col massimo del rispetto mi piacerebbe vedere un Mattarella più propositivo che stimoli le forze politiche. Che interpreti il ruolo come faceva Giorgio Napolitano”.

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